Carne Viva


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Letizia Iman Tumblr

Sono di ritorno da un workshop di fotografia organizzato dalla Fabbrica del Vapore, all’interno di una serie di eventi incentrati sulla tematica del corpo umano, denominata “Carnem”. Era il primo workshop di fotografia cui partecipavo; tuttavia avevo già delle aspettative che corrispendavano alle descrizioni di gente più navigata, e a partire da queste mi aspettavo branchi di fotografi che si accaniscono sul corpo della modella con i flash come iene che si contendono brandelli di carogna. Tuttavia, sentendomi bisognosa di imparare, ho deciso di mandare comuqnue la mia adesione, che è stata accolta.

Destino ha voluto che mi prendessi una tonsillite giusto due giorni prima l’inizio del workshop; mi sono trovata dunque costretta a chiamare Lisa, una delle responsabili, per avvertire che sarei arrivta il giorno dopo l’inizio del workshop, giusto il tempo di riprendermi. Mi è stata comunque riportata la consegna che avrei dovuto eseguire della nottata: un patchwork composto di ritratti di nudo a qualcuno.

Io, che giustmente solo quella notte ero stata abbandonata dai miei coinquilini, avrei dovuto farlo a me stessa. La cosa mi ha mandato in crisi, non tanto per il fatto che dovessi esporre un ritratto di me nuda (il mio esibizionismo supera di gran lunga il mio pudore) quanto per il fatto che mezza ammalata avrei dovuto togliere i miei quattro strati di lana e imparare subito a gestire l’autoscatto di una reflex digitale appena prestata. L’aborto, più che risultato, è stato un fotomontaggio trash di me che senza testa reggo la mia chioma, con la schiena al posto del busto; il tutto scontornato atrocemente. Fortunatamente non è stao passato in revisione.

Arrivata l’indomani, entro prevedibilmente in medias res: la consegna consisteva nel ritrarre qualcuno durante, o dopo, la rivelazione di un episodio intimo. Credo che questa richiesta sia emblematica dello spirito del workshop: una riflessione sul concetto di fotografia in quanto cristallizzazione di un attimo autenticamente vissuto da parte di chi viene ripreso mediante il filtro dell’obbiettivo.  Il fotografo deve porsi nei confronti del soggetto come persona e non come fotgrafo. Riportando le parole di Anders Petersen, continuamente citato all’interno del workshop:

“Non voglio apparire un fotografo, non voglio mettere quella barriera”.

La riflessione si è dipanata attraverso le continue richieste che ci venivano fatte: fotografie che esprimessero il nostro stato attuale, autoritratto, selezione finale di fotografie del workshop. Trattandosi di un workshop residenziale, abbiamo condiviso tra partecipanti e insegnanti lo stesso tetto per tre intensi giorni, trovandoci a passare insieme la maggior parte del tempo e condividendo la stesa atmosfera.Le lunghe discussioni che venivano affrontate durante la revisione delle fotografie si svolgevano in maniera assolutamente paritaria, senza che ci fosse alcun rimarcameto di ruoli o di una gerarchia specifica.

www.anderspetersen.se

Fotografo di professione o neofita fotoamatore, si è tutti uguali nel momento in cui ci espone ad un tipo di fotografia che trascende la tecnica e si pone come obbiettivo un’indagine interiore. Come ci è stato rivelato alla fine, il workshop ha voluto essere un vero e proprio “calcio in culo” e in effetti così è stato: sia l’incessante richiesta di consegne che la complessità delle tematiche affrontate nel discutere le fotografie hanno costituto degli input enormi, su cui contnuare a lavorare. Siete ancora in tempo per l’ultimo turno, non sprecate questa occasione!

Per saperne di più: www.carnem.net

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