La Decima Vittima


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Scoprire che esiste un film italiano di fantascienza come La decima vittima non può che farti sentire orgoglioso. La fantascienza, si sa, non è mai stato il piatto forte del nostro cinema, ma Elio Petri (onore e gloria all’autore di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto) ha fatto un film con i controcazzi. Prendete un Marcello Mastroianni platinato (!!), una Roma futuribile che sembra la Factory di Warhol e una caccia all’uomo ripresa in diretta da un seguitissimo reality show, penserete “ma sul serio è un film italiano”? Certo che sì, e siamo nel 1965! Essere così avanti con i tempi non gioca certo a favore in termini di marketing, e infatti il film è stato immeritatamente snobbato.

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La storia è ambientata in un’immaginaria società del futuro in cui l’omicidio è stato in parte legalizzato all’interno di un gioco a premi, la Grande Caccia, che svolge la funzione di controllo della violenza e delle nascite. Le regole a cui deve sottostare chi s’iscrive sono le seguenti:

  1. Ogni iscritto deve impegnarsi a partecipare a dieci cacce, alternativamente nel ruolo di Cacciatore e nel ruolo di Vittima. Gli accoppiamenti fra i partecipanti sono effettuati dal selezionatore elettronico di Ginevra.
  2. Al Cacciatore vengono fornite tutte le informazioni sulla sua Vittima designata.
  3. La Vittima non sa chi sia il proprio Cacciatore, è informata solamente dell’inizio della Caccia. Deve riuscire a individuarlo ed eliminarlo.
  4. Il vincitore di ogni singola Caccia riceve un premio.
  5. Compiendo cinque imprese come cacciatore e sopravvivendo ad altrettante come vittima – uccidendo dunque dieci individui – il partecipante viene proclamato decathon con tanti onori e riceve in premio un milione di dollari.

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Alla sexy e pericolosa Caroline (U. Andress), giunta all’ultima caccia che la separa dalla vittoria, viene assegnata come vittima il pacioso Marcello (M. Mastroianni), ma stavolta il compito sarà più difficile del previsto. Con una sequenza d’apertura dove la Andress fredda la sua ottava vittima sparando proiettili dai capezzoli–una vera Gaga ante litteram con tanto di abito in scaglie metalliche sbarluccicanti–non si può rimanere indifferenti e le sorprese sono continue: ballerine dal look spaziale che danzano nei fori imperiali, cacciatrici che uccidono in diretta per pubblicizzare prodotti (“Bevi the Ming e vivrai di più”), locali dalle geometrie tanto assurde quanto affascinanti e tanta, tantissima pop art.

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Sfruttando l’ambientazione fantastica, il film denuncia il voyeurismo dei media e l’utilizzo della morte come espediente per fare audience, toccando una varietà di argomenti più che mai attuali, il problema degli anziani, ad esempio, è risolto da questa cinica società con la “consegna” forzata degli stessi allo stato, motivo per cui molti li tengono nascosti e arrivano perfino a truccarli per farli sembrare più giovani.

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Per tutto il film si respira un’atmosfera di caducità e di insicurezza, la vita sembra troppo banale senza il brivido della caccia e dell’incertezza, condizione che sembra essere l’unica e stimolante ragione di vita, “Vivete pericolosamente, ma nella legge”.

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