Allegro Non Troppo


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In un teatro abbandonato, un narratore ci introduce ad uno spettacolo irriverente e ricco di fantasia: un’orchestra composta da vecchiette rapite dall’ospizio suona brani di musica classica mentre un disegnatore, chiamato “l’Artista”, traduce la musica con sequenze animate incalzato da un direttore dispotico e aguzzino. Il film di Bruno Bozzetto è dichiaratamente ispirato a Fantasia, con un tocco di malizia e sperimentalismo che appassiona più dell’originale disneyano – sicuramente il vecchio Walt non avrebbe pensato alle tentazioni erotiche di un satiro per il corpo voluttuoso di una ninfa ascoltando Debussy!

Gli episodi animati sono ricchi di inventiva e alludono a tematiche tutt’altro che astratte: Valzer Triste di Jean Sibelius (un gattino si aggira tra le rovine della sua vecchia casa evocando malinconicamente i tempi passati, prima che la giungla d’asfalto della moderna città distruggesse il suo mondo); L’Uccello di fuoco di Igor Stravinskij (Il serpente biblico mangia la mela destinata a Eva e viene inghiottito nel turbine della corruzione umana); Bolero di Maurice Ravel (evoluzione e rovina del genre umano a partire dal brodo primordiale di una bottiglia di coca cola).

Niente di simile era mai stato fatto prima in Italia–era il 1977–nè mai lo sarà dopo. Il successo, come spesso accade in questi casi, non arrise alla genialità dell’operazione e la critica rimase perplessa.
Se avete amato Fantasia e pensate che l’animazione sia poco italiana, ricredetevi con questo film.

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