Betty Boop Goes Punk

“Haha cazzo, Betty Boop si è data al punk!”
Leggo l’sms strizzando gli occhi sul divano. Ho il culo pesante e ho deciso di non muoverlo da qui almeno per stasera. Nel frattempo qualche metro sotto terra il culo di Betty non la smette un attimo di muoversi.

In effetti si tratta del culo di Trinity, la cartoonesca frontgirl dei Kamikaze Queens. Nascosta da un piccolo megafono che le distorce la voce sta scaldando l’atmosfera nel piano interrato dell’e20, non si capisce molto di ciò che dice ma il suo modo fluido di passare da una posa sensuale all’altra ipnotizza tutti gli spettatori, indipendentemente dalla loro collocazione sulla scala Kinsey (dio, quelle calze a righe sono troppo belle!).

Ma io non ci sono, e non ho intenzione di muovermi: hanno cercato di convincermi in tutti i modi di uscire stasera, ma ho il computer in grembo e tumblr aperto, quindi non c’è nulla che possa farmi alzare nelle prossime dieci ore.

La nuova suoneria assurda del mio cellulare mi avverte che quello di prima è solo il primo di una lunga serie di messaggi.

“Oddio adesso è la Minnelli: sta cantando seduta in bilico su un contrabbasso!”
Giusto il tempo di rileggere e sprofondo di nuovo nel mio limbo di coperte. Non ho neanche voglia di cercare online il sito del gruppo, sul quale scoprirei che tra i cinque elementi della band c’è un bassista che suona un contrabbasso stuprato, ricoperto di vernice e coi fori tappati da scotch isolante.

Proprio sopra quel disgraziato strumento ora Trinity sta facendo i suoi numeri da cabaret, sgambettando nelle sue calze bianche e nere, e canta mentre sotto il suo culo (che ha trovato un momento di pace) Lloyd ci da dentro di brutto, scambiando le corde del contrabbasso per una fionda. Il tutto deve avere un’aria molto cabaret.

Mentre mi chiedo se utilizzare in modo proficuo questa serata eliminando la ricrescita alle sopracciglia con la crema decolorante, giù all’e20 underground la gente comincia a chiedersi quale sia il ruolo della lesbica anoressica con la cresta. Cioè, tutti l’hanno vista fare qualche coretto ma sembra troppo gasata per essere una seconda voce.

E infatti Kate (che autografa i vinili come “Gender Fuck Kate”) è la seconda frontgirl del gruppo. Decisamente meno pin-up, più che da un cartone animato sembra uscita da il portiere di notte, e con le sue giarrettiere consumate alza il quoziente glam-trash in una band altrimenti troppo ingessata.

La cosa diviene chiara quando–dopo essersi tolta i guanti di velluto facendo esplodere nuvole di glitter–comincia a fare da prima voce (quasi troppo profonda e sonora per una ragazza così smilza), mentre Trinity ha ripreso a muoversi come una diva, lanciando occhiate verso l’alto come se fosse in un musical, e tira fuori una serie di strumenti dal crescente tasso di improbabilità.

“lei suona di tutto: un cembalo a forma di stella, una campana per le vacche, maracas…”
mi avverte l’ennesimo sms. Perché i miei amici hanno questa mania della condivisione?
“adesso tira fuori un kazoo, quella specie di scoreggiofono”
Il culmine arriva quando compare un flauto-caramella, uno di quegli aggeggi con un bastoncino infilato dentro che emettono suoni ridicoli quando il bastoncino fa su e giù.

***flauto?

Mentre le mie sopracciglia si sciolgono coperte di roba ossigenata, il concerto va alla grande: l’attenzione passa dai movimenti sinuosi di Trinity, ai giri di basso di Lloyd, alle botte che Nico (il figaccione tatuato alla batteria) mena col piede sulla grancassa a specchio, al membro più fuori di testa della band: Tex Morton è un signore dall’aria distinta, e suona la chitarra come un vero gentleman. Se non avesse un paio di Vans ai piedi nessuno crederebbe davvero che fa parte del gruppo.
“Ma quanti anni avrà?”
Non lo so e non mi pongo neanche la domanda dal momento che sono a casa, e passo in rassegna la cucina in cerca di residui di dolci rimasti superstiti all’anno nuovo. Il pubblico comincia a notare l’assenza della cresta bionda di Kate, e io noto la presenza di un’ultima fetta di tiramisù vegan in fondo al frigorifero. La mia lingua prova il corrispettivo papillare di un orgasmo, e contemporaneamente qualcosa di estremamente dolce accade anche nel bunker: in pista compare una sirena.

È Kate che con una cascata di scaglie e due conchiglie sulle tette si mette a ballare un po’ con tutti, come farebbe una vera drag queen. Con movenze da diva del cinema muto torna sul palco, dopo aver catturato l’attenzione di tutti. All’improvviso, ecco che la coda di pesce si trasforma, e come in una favola spuntano due gambe nude. Qualche secondo dopo anche le conchiglie cadono a terra e Kate rimane in hot (molto hot) pants, e nient’altro a parte le due x sui capezzoli. Il tutto deve avere un’aria molto trash.

Insomma, mentre io faccio il conto delle calorie da casa, la serata in città si fa sempre più calda: i Kamikaze Queens riescono addirittura a smuovere l’inibito pubblico vicentino, la fauna dell’e20 si muove a destra e a sinistra chiudendo e aprendo le mani in una frenetica Crab Dance
“…boh!”
e dopo l’ultimo pezzo, a gran richiesta arriva il bis, che sembra tutt’altro che improvvisato (coreografato addirittura) e d’altronde è difficile che una band del genere non sia abituata a fare il bis.

Lo ammetto, un po’ mi dispiace non esserci stato. Ma che importa? Stamattina ho messo le mani sul vinile di Voluptuous Panic! autografato come se si trattasse della foto di una diva di Hollywood, con tanto di dedica.

Grazie amici!

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