Cloud Atlas


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“Siamo legati ad altri, passati e presenti, e da ogni crimine e ogni gentilezza generiamo il nostro futuro”. Sei storie, sei epoche diverse, un arco di tempo di cinquecento anni e un filo comune. Non è semplice reincarnazione quella che ci viene raccontata, semmai una fittissima rete di corrispondenze e richiami che rimbalzano nel tempo creando un intricato ma preciso disegno. Tratto da un romanzo di David Mitchell del 2004, L’atlante delle nuvole, il film dei fratelli Wachowski e Tom Tykwer in sala dal 10 Gennaio, trascende la semplice fantascienza e compone un mosaico fatto di una moltitudine di generi, perfettamente amalgamati tra loro nel continuo rimbalzo tra un registro e l’altro, sci-fi, noir, commedia, poliziesco, film in costume, cyber punk e mèlo si dipanano parallelamente creando una magica sinfonia, come quella che dà il titolo al film.

Negli anni ’50 dell’ottocento un avvocato abbraccia la causa dell’abolizione dello schiavismo, ma deve vedersela con un medico non propriamente ortodosso e l’ottusità della propria famiglia; negli anni ’30 in Scozia un giovane musicista gay compone il suo capolavoro, inseguendo la propria liberà musicale ed esistenziale; nella California di fine anni ’70 una giornalista conduce una scottante inchiesta su una centrale nucleare, rimanendo invischiata in una catena di omicidi; ai giorni nostri un vecchio editore è alle prese con i ricatti di uno scrittore e lo staff aguzzino della pensione in cui è confinato per ripicca del fratello; nel 2144, in una Seoul distopica che richiama Blade Runner, il clone Sonmi-451 si ribella al sistema divenendo un’icona della rivolta per le generazioni future; due secoli dopo i sopravvissuti di uno scenario post-apocalittico, simili a indigeni, entrano in contatto con gli ultimi rappresentanti della società tecnologicamente avanzata e abbandonano la terra per le colonie spaziali.

La sensazione che si prova a fine pellicola è quella di aver assistito a un’epopea grandiosa e ciclica, impressione accentuata anche dal fatto che gli attori continuano a comparire in ogni storia, spesso in modo quasi impercettibile. Usciti dalla sala, la voglia di entrare di nuovo nell’universo sfaccettato del film per sciogliere la matassa e dipanare ogni dubbio in sospeso è tantissima, e una seconda visione è più che meritata.

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