Eterno Presente • 1

Una delle cose che ti insegnano ai corsi di inglese all’estero sono quei loro modi di dire assurdi–gli idioms–che fanno sorridere nonostante la totale mancanza di significato. Personalmente credo che lo facciano più che altro per diffondere il loro perverso humour. Fatto sta che avendo partecipato in gioventù ad alcuni dei suddetti corsi, mi capita che questi stupidi detti mi vengano in mente in situazioni random.

Del tipo, sono al ristorante, urto la gamba di qualcuno sotto il tavolo e mi viene in mente “don’t pull my leg” che è la traduzione inglese di “non mi prendere per il culo”. La frase è del tutto fuori luogo, perché nessuno mi sta tirando le gambe o prendendo per il culo. Così, quando ho visto la gif che ho scelto come copertina, non ho potuto evitare di pensare alla traduzione dissennata di “piove a catinelle” ovvero “it’s raining cats and dogs”.

Ora, lasciandoci per sempre alle spalle questo discorso allucinato sulle curiosità della lingua inglese, un dubbio rimane: chi diavolo riprende animali in caduta libera?

Siamo seri, chi non lo farebbe? I gatti che cadono sono adorabili! Ma il primo uomo ad aver documentato fotograficamente la caduta di un gatto, ovvero l’autore della gif (che ora è anche lo screensaver del mio cellulare!), fu Etienne-Jules Marey.

Non si tratta tuttavia di una ripresa vera e propria: il cinema ai tempi di Marey non esisteva ancora (parliamo della seconda metà dell’800, i primi cinematografi risalgono agli anni ’90 del secolo). Si tratta di cronofotografia, ovvero della registrazione in scatti molto ravvicinati di varie fasi di un movimento. L’effetto di animazione è reso dall’elaborazione digitale che permette di vedere scene diverse di una stessa cronofotografia succedersi nel tempo. In origine tuttavia, le scene erano rappresentate tutte insieme, contemporaneamente, su di un unico supporto fotografico, in un unico eterno presente.

Mettiamo subito in chiaro una cosa: Marey non era un fotografo. Ha fatto un sacco di foto, ma era principalmente un uomo di scienza, un fisiologo: studiava il movimento del corpo degli esseri viventi e aveva il grilletto facile in quanto a invenzioni–il che spiega la realizzazione di un paradossale fucile fotografico: inquietante.


Marey mentre prende la mira…

Qualcosa di davvero inquietante è una curiosa coincidenza storica: l’altro famoso padre della cronofotografia—questo sì, fotografo a tutti gli effetti—fu Eadweard Muybridge. A parte lo spelling fuori di testa del suo nome (battezzato come Edward, lo fece cambiare perché “secondo lui si scrive così”) a inquietare è la corrispondenza di date tra la vita dei due pionieri. Vissuti entrambi dal 1830 al 1904, nascita e morte dei due distano sì e no di un mese!

La recente lettura de L’uomo duplicato mi spinge a pensare che i due siano uno la copia malvagia dell’altro. In effetti Marey ha un’aria sinistra con quel fucile, ma dal momento che, come dice Wikipedia, Muybridge ammazzò l’amante di sua moglie e la fece pure franca perché in tribunale risultò un “omicidio giustificato” non ho dubbi su quale dei due sia il malvagio!

Ma torniamo a noi: come si addice ai migliori malvagi, fu Muybridge a diventare famoso. Furono suoi gli scatti che permisero di stabilire l’esatta dinamica del galoppo dei cavalli, che fino a inizio Ottocento venivano ritratti come se fossero sospinti da motori a reazione. Furono sue invenzioni quali lo Zoopraxiscopio, nome altisonante di un semplice apparecchio rotante che dava alle cronofotografie l’illusione del movimento. Sempre sua la serie di scatti di nudi che scendono le scale.

Non so bene quale dei tanti meriti di Muybridge lo fece diventare un big della fotografia, ma senza dubbio quest’ultima serie di foto diede vita a una specie di “meme” nella storia dell’arte.

Il primo a rispondere al meme, e a renderlo virale, non poteva che essere Marcel Duchamp. È la sua reinterpretazione cubista con richiami futuristi Nu descendant un escalier n° 2 del 1912 infatti a trasformare per sempre un gesto così banale in un’icona. L’aspra critica dei cubisti del tempo dovette far parecchio girare le palle al povero Marcel, che mise una croce sopra al cubismo e di lì a qualche anno cominciò a dedicarsi alle deliziose opere provocatorie che tutti amiamo.

Da allora tuttavia, molti grandi nomi della fotografia rimasero affascinati dal nudo che scende le scale e finirono per reinterpretare il tema che è ormai diventato un classico. Il memorabile è senz’altro Gjon Mili, fotografo albanese che Life Magazine rese celebre negli anni ’50 grazie ad alcuni servizi fotografici geniali di cui parleremo nei prossimi articoli di Eterno Presente (e al quale dedica una recente retrospettiva).

Il nudo di Mili è una serie di scatti alla Marey, in cui i vari attimi sono raffigurati sovrapposti uno sull’altro, come nel dipinto di Duchamp. La tecnica che usa però non è quella delle vecchie cronofotografie ottocentesche, dove ogni istante è registrato da un diverso scatto dell’otturatore. Quelle di Mili sono fotografie stroboscopiche: le fasi del movimento discendente sono impresse sulla pellicola grazie a una luce stroboscopica, a intermittenze molto brevi, che illumina il corpo in movimento in modo discreto anziché continuo.


Nudi sulle scale: 1912—Marcel Duchamp; 1950—Gjon Mili; 1952—Eliot Elisofon.

A chiudere il cerchio è di nuovo Marcel. Questa volta però non come autore, ma come modello. Principe della meta-medialità dell’arte, Duchamp assume il ruolo di oggetto d’arte quando a sbatterlo davanti all’obiettivo è Eliot Elisofon, il grande fotografo documentarista membro fondatore della Photo League. Chissà come si è sentito Totor a scendere quei gradini, rivivendo in prima persona un’opera giovanile, con tanto di luce strobo!

Dopo aver trasformato gli oggetti più volgari in sublimi opere d’arte, prendendo per il culo l’intera lobby dell’arte, dev’essere stato appagante essere trasfigurato in opera d’arte egli stesso, attimo dopo attimo, congelato in un eterno presente di gloria!

Per la versione HD delle immagini:
1912 – Marcel Duchamp (detto Totor), Nu descendant un escalier n°2
1950 – Gjon Mili, Nudo che scende le scale
1952 – Eliot Elisofon, Duchamp che scende le scale

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